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15 marzo 2019

Le microplastiche

Le microplastiche

 La storia della plastica comincia nel 1862, quando il chimico inglese Alexander Parkes, crea e brevetta il primo materiale plastico semisintetico: la Parkesina (più nota poi come Xylonite).
È nel 1869, però, che il nuovo materiale assume un carattere industriale.
Guardandoci attorno ci accorgiamo che ormai la plastica ha soppiantato tutti i materiali naturali che venivano utilizzati nel passato, quali legno, ferro, vetro, ossi di animali e quant’altro la natura ci poteva offrire. Ha indubbiamente caratteristiche molto più vantaggiose, quali l’elevata leggerezza, l’economicità, la facilità di lavorazione, l’isolamento acustico, termico, elettrico e meccanico, l’idrorepellenza e l’inattaccabilità da parte di muffe, funghi e batteri. Inoltre ha costi contenuti, è facile da produrre, resistente, duttile, impermeabile, isolante. Insomma, l’invenzione del secolo che ha contribuito sicuramente al benessere di tutti. Ma come spesso accade purtroppo non se ne valutano le conseguenze a lungo termine. La plastica, nonostante sia un composto organico, ha dei tempi di degradazione nell’ambiente che possono raggiungere anche i mille anni ed in tutto questo tempo si frantuma in particelle con dimensioni inferiori al millimetro. Ogni chilometro quadrato di oceano contiene in media 63.320 particelle di microplastica. Il Mediterraneo è uno dei mari più inquinati al mondo: qui si concentra il 7 per cento delle microplastiche a livello globale.
Recenti studi hanno evidenziato che già poche ore dopo l’arrivo in mare, la plastica viene ricoperta da differenti tipi di microrganismi molto appetibili per i pesci che ne vengono attirati dall’odore. La microplastica entra così a far parte della nostra catena alimentare.
Le microplastiche si trovano in moltissimi prodotti insospettabili, quali prodotti cosmetici (creme esfolianti, dentifrici, creme, gel), abbigliamento sintetico (vestiti in pile, abbigliamento sportivo, tessuti acrilici), la polvere degli pneumatici e non è possibile riciclare nessuno di questi prodotti. Diventa per cui molto importante riciclare tutta la plastica possibile, anche se non può essere riciclata all’infinito come il vetro, (per esempio il polipropilene ha un riciclo massimo di tre volte, poi diventa inutilizzabile). A maggior ragione quindi limitare il consumo inutile di plastica diviene indispensabile. Qualche piccola attenzione in più può aiutarci a rispettare il nostro pianeta:
1) limitare l’acquisto di prodotti confezionati in plastica e polistirolo;
2) se possibile acquistare carne, formaggi, salumi sciolti impacchettati con carta;
3) utilizzare per i lavaggi in lavatrice le buste salva plastica o installare il filtro apposito;
4) bere acqua di rubinetto;
5) utilizzare le ricariche per i detersivi o acquistare quelli sciolti;
6) eliminare le cannucce;
7) eliminare le gomme da masticare;
8) utilizzare contenitori di vetro;
9) eliminare bicchieri, piatti e posate usa e getta;
10) utilizzare pannolini rilavabili;
11) comprare biancheria e vestiario fatti con filati naturali (lana, lino, cotone, canapa, ecc.)