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17 ottobre 2019

Acqua sotto pressione - Stress idrico

Acqua sotto pressione - Stress idrico

Come qualsiasi risorsa o organismo vivente, l'acqua può subire pressioni, soprattutto quando la domanda supera l'offerta o la scarsa qualità ne limita l'uso. Le condizioni climatiche e la domanda di acqua sono i due fattori chiave che guidano lo stress idrico. Tale pressione sull'acqua provoca un deterioramento delle risorse di acqua dolce in termini di quantità (sfruttamento eccessivo o siccità) e qualità (inquinamento ed eutrofizzazione).
A differenza di altri continenti, l’Europa, con la presenza di molti grandi fiumi e laghi sparsi sul suo territorio, sembrerebbe essere al riparo dalla carenza e dallo stress idrico. Tuttavia la crescita della popolazione, l'urbanizzazione, l'inquinamento e gli effetti dei cambiamenti climatici, come la siccità persistente, hanno portato a una riduzione complessiva delle risorse di acqua rinnovabile, pro capite, del 24%.
Le attività economiche in Europa utilizzano in media circa 243 miliardi di metri cubi di acqua all'anno. Sebbene la maggior parte di questa acqua (oltre 140 miliardi di metri cubi) venga restituita all'ambiente, spesso contiene impurità o inquinanti, inclusi prodotti chimici pericolosi.
Il settore con il maggior consumo di acqua differisce da regione a regione. Nel complesso, l'agricoltura è il maggiore utilizzatore di acqua nell'Europa meridionale, mentre la produzione di energia esercita la maggior pressione sulle risorse idriche nell'Europa occidentale e orientale. L'industria manifatturiera è il più grande utente nel nord Europa.
I cambiamenti climatici continueranno a esercitare un'ulteriore pressione sulle risorse idriche e si prevede che vi sarà un aumento del rischio di siccità in molte regioni meridionali. Anche le tendenze demografiche avranno un ruolo. La popolazione europea è aumentata del 10% negli ultimi due decenni e questa tendenza dovrebbe continuare. Allo stesso tempo, sempre più persone si trasferiscono nelle aree urbane, il che provocherà anche un maggiore stress per l'approvvigionamento idrico urbano.
Per misurare e quantificare lo stress idrico sono state proposte diverse metodologie ognuna delle quali con alcuni limiti. La metodologia riportata di seguito è quella più utilizzata e ufficializzata dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) anche se il calcolo non tiene conto di alcuni parametri, quali: aumento della frazione rinnovabile tramite tecniche di desalinizzazione, prelievi d'acqua che vengono riciclati e riutilizzati e la capacità dei paesi di adattarsi a una minore disponibilità idrica modificando il comportamento o le nuove tecnologie.
L’indice di stress idrico WSI è determinato come rapporto tra l'acqua dolce totale prelevata e le risorse totali di acqua dolce rinnovabile sottratta dell’acqua necessaria per sostenere l'ambiente naturale.

Dove il:
Totale acqua dolce prelevata è la somma del prelievo da risorse rinnovabili di acqua dolce e dalle acque sotterranee per l'agricoltura, le industrie e servizi;
Totale acqua dolce rinnovabile è la somma delle risorse d'acqua dolce generata da precipitazioni e da flussi entranti nel paese attraverso accordi o trattati;
Acqua necessaria per sostenere l’ambiente è la quantità di acqua dolce necessaria per sostenere gli ecosistemi.

Per la valutazione, sono utilizzati i seguenti livelli di stress idrico:
a) paesi non stressati, WSI minore del 10%;
b) basso stress, WSI compreso tra il 10% e il 20%;
c) medio stress, WSI maggiore del 20% e minore del 40%;
d) alto stress, WSI maggiore del 40% e minore dell’80%;
e) gravissimo stress, WSI maggiore dell’80%

Lo stress idrico è una delle questioni più difficili per i paesi più poveri del mondo, ma le popolazioni di questi paesi non sono le uniche popolazioni a sopportare il peso della scarsità d'acqua. La maggior parte dei dialoghi su questo argomento, parlano dello stress idrico dei conflitti e di intensi eventi migratori come un problema limitato ai paesi tropicali o subtropicali a basso e medio reddito mentre sono limitate le discussioni sugli effetti sulla salute pubblica della scarsità d'acqua in paesi o regioni più ricchi come gli Stati Uniti, Europa, Australia, o Asia-Pacifico. Forse questa poca attenzione deriva dalla falsa idea che questi paesi non risentiranno delle conseguenze dovute alla crescita della popolazione, dell'urbanizzazione e dei cambiamenti climatici antropogenici e naturali. Tuttavia, recenti studi effettuati da queste regioni sembrerebbero sconfessare tali ipotesi. In Europa, il 50% della popolazione può essere considerato non sottoposto a stress, il 32% a basso stress idrico e il 18% (circa 110 milioni di abitanti) è mediamente stressato. I paesi con stress medio sono Cipro, Italia, Malta e Spagna.