Il Servizio Idrico Integrato non si esaurisce con la captazione e la distribuzione dell’acqua potabile. C’è una terza fase, spesso meno visibile ma altrettanto essenziale: la depurazione, ovvero la restituzione della risorsa idrica all’ambiente in condizioni di sicurezza.

Come funziona la depurazione

L’acqua utilizzata per i diversi usi civili viene raccolta dalla rete fognaria e convogliata verso gli impianti di depurazione. Qui gli inquinanti vengono abbattuti attraverso due tipologie di processi: fisici, come filtrazione, sedimentazione e defosfatazione, e biologici, basati sulla degradazione batterica aerobica della sostanza organica. Solo al termine di questi trattamenti l’acqua viene sottoposta ad analisi di qualità, per verificare che rispetti i parametri chimici e biologici stabiliti dal D.Lgs. n.152/2006 e dalla DGR 1053/2003.

I parametri sotto la lente

Per valutare le performance degli impianti, si monitorano in particolare quattro indicatori:

  • COD (richiesta chimica di ossigeno): misura l’ossigeno necessario per ossidare chimicamente gli inquinanti organici presenti nell’acqua;
  • SST (solidi sospesi totali): quantifica i solidi in sospensione;
  • Azoto totale: presente nelle acque reflue urbane, agricole e industriali, è tra i principali responsabili dell’eutrofizzazione dei corsi d’acqua;
  • Fosforo totale: legato storicamente all’uso dei tensioattivi, contribuisce anch’esso all’eutrofizzazione delle acque superficiali e costiere, motivo per cui negli impianti più vicini alla costa viene sottoposto a una rimozione particolarmente spinta.

Cosa succede ai fanghi di depurazione

Il processo depurativo produce anche rifiuti speciali, principalmente fanghi, sabbie e grigliati, trasportati verso siti autorizzati per il riutilizzo o lo smaltimento. La quota di rifiuti pericolosi resta contenuta, e nel triennio analizzato la maggior parte dei rifiuti speciali è stata conferita in discariche locali.

I fanghi, però, non sono solo uno scarto da gestire: la loro analisi rappresenta un prezioso strumento di monitoraggio indiretto della qualità dell’acqua depurata. Ricercando al loro interno sostanze come IPA, diossine, PFAS e POP’s (DDT, bifenili policlorurati e altri inquinanti organici persistenti), è possibile individuare per tempo eventuali rischi emergenti prima che possano incidere sulla qualità dell’acqua rilasciata nell’ambiente.

I risultati nel tempo

Il dato forse più significativo arriva dai controlli di ARPAE, che ogni anno preleva e analizza campioni di acque reflue urbane. Il confronto storico racconta un progresso netto: dal 2000, primo anno di gestione degli impianti da parte di CADF, quando le non conformità superavano il 35%, si è arrivati oggi a un valore medio dello 0,0%.

I numeri della depurazione CADF

  • 14,53 milioni di m³ di acque reflue depurate
  • 4.084 tonnellate di COD eliminate dall’ambiente
  • 100% dei fanghi destinati a recupero