Quando si parla di sostenibilità ambientale, si pensa spesso a grandi infrastrutture, fonti rinnovabili, processi industriali riprogettati. Eppure alcune delle scelte più efficaci nascono dall’interno delle organizzazioni, dalla ridefinizione silenziosa delle abitudini quotidiane. Lo smart working è una di queste.

Lo dice la ricerca

A confermarlo è uno studio firmato ENEA e Banca d’Italia — “L’impatto ambientale del lavoro da remoto: evidenze da un’indagine condotta in Banca d’Italia” (Questioni di Economia e Finanza n. 999, gennaio 2026) — che ha analizzato in modo rigoroso la relazione tra lavoro da remoto ed emissioni di CO₂. Il risultato è netto: una giornata di lavoro in presenza genera in media 4,1 kg di CO₂, contro 1,1 kg di una giornata da remoto. Quasi quattro volte di più. La differenza è dovuta principalmente agli spostamenti casa-lavoro, che nel lavoro in presenza rappresentano la voce di emissione di gran lunga più pesante.

Secondo lo stesso studio, i consumi domestici aggiuntivi generati dal lavorare da casa — riscaldamento, raffrescamento, PC e illuminazione — sono reali ma contenuti, e non intaccano in modo significativo il risparmio prodotto dall’eliminazione del pendolarismo. Il bilancio netto rimane ampiamente positivo.

Il contesto di CADF

Questo dato vale in modo particolare per una realtà come CADF. Le nostre sedi si trovano in territorio rurale, in un’area in cui il trasporto pubblico non rappresenta un’alternativa praticabile per la stragrande maggioranza dei dipendenti. Chi lavora in CADF percorre spesso distanze significative — da comuni come Ferrara, Copparo, Bondeno, Stienta o addirittura dalla provincia di Rovigo — e lo fa quasi esclusivamente in auto privata.

In questo contesto, ogni giornata di smart working corrisponde a un risparmio diretto e misurabile: chilometri non percorsi, carburante non consumato, emissioni non prodotte. Non c’è effetto rimbalzo urbano, non c’è ambiguità: il risparmio è reale.

I numeri di CADF

Tra marzo e dicembre 2025, i 29 dipendenti non operativi di CADF hanno totalizzato 1.458 giornate di smart working. Non tutti con la stessa frequenza: chi lavora da remoto un giorno a settimana, chi due, chi tre, in base al proprio ruolo e alle esigenze organizzative. Sommando tutto, la media ponderata si attesta a circa 1,9 giorni a settimana per persona.

Applicando le distanze stradali reali tra i comuni di residenza e la sede centrale di Codigoro, e utilizzando il fattore di emissione medio di 150 g CO₂/km per auto a benzina o diesel (fonte ACEA), la stima porta a un risultato significativo: circa 24 tonnellate di CO₂ evitate ogni anno.

Per dare un’idea concreta di cosa significhi: è l’equivalente di quanto assorbirebbe un bosco di 1.200 alberi adulti in un anno, o di circa 2.300 litri di carburante non bruciati, o ancora di un risparmio economico stimato di oltre 3.400 euro annui complessivi per i dipendenti coinvolti.

Una scelta che fa la differenza

Questi numeri non nascono da un investimento tecnologico, né da un progetto pilota sperimentale. Nascono da una scelta organizzativa — quella di fidarsi delle proprie persone e di offrire loro la flessibilità di lavorare, almeno in parte, da casa. Una scelta che ha un ritorno non solo in termini di benessere e conciliazione vita-lavoro, ma anche di impatto ambientale concreto e misurabile.

Per CADF, che ha scelto di qualificarsi come Società Benefit e di integrare la sostenibilità nel proprio DNA organizzativo, questo dato non è un dettaglio: è una conferma. Ogni giorno in cui una collega o un collega lavora da casa senza prendere l’auto è un piccolo contributo a un sistema idrico — e a un pianeta — un po’ più sano.